L’Omeopatia è una pratica medica a rischio di estinzione

rovine

Quando ero piccolo sentivo spesso parlare di proposte mosse a salvare quella data specie animale a rischio di estinzione. Associazioni come il WWF, Lipu o altre producevano slogan per sensibilizzare la popolazione al rispetto della natura nella salvaguardia del suo patrimonio. La Walt Disney Production, fece una serie di film il cui protagonista era la natura stessa, quasi come se ci fosse un intento comune di sensibilizzazione nella protezione del nostro pianeta. Oggi non siamo poi così distanti da quel movimento. Gli interessi si sono spostati e anche se sono stati ottenuti importanti risultati nella protezione di alcune specie di animali, si sono triplicate le emergenze. L’animale da salvare oggi è l’uomo stesso. Molteplici onlus come Save the Children, Emergency ed altre, propongono i loro spot per cercare di aiutare le popolazioni in gravissime difficoltà di sopravvivenza, senza contare la tragedia avvenuta poco tempo fa all’isola di Lampedusa. Di fronte a questo quadro quasi apocalittico, parlare dei problemi importanti che stanno investendo la Medicina Omeopatica sembra prosaico, ma penso che l’impoverimento, in primo luogo non solo materiale, dell’individuo inizi anche con la perdita della libertà di scelta, con la perdita della cultura sociale, indotta da decisioni che vertono maggiormente agli interessi di pochi piuttosto che da scelte lungimiranti. Giorno dopo giorno assistiamo alla continua mancanza di considerazione della classe politica verso la tutela del popolo che l’ha eletta ed alla proposta di leggi che denotano una scarsa conoscenza e comprensione dell’oggetto per cui sono state legiferate. In questo disfacimento continuo anche la pratica della Medicina Omeopatica si trova a serio rischio di estinzione.

Secondo una direttiva europea del 2006 i rimedi omeopatici sono stati riconosciuti come dei medicinali e nessun medicinale può ottenere un’autorizzazione alla commercializzazione senza una documentazione che ne dimostri qualità e sicurezza del prodotto. Quando venivano inseriti nuovi rimedi omeopatici nella farmacopea esistente e quindi registrati, il Consiglio Superiore di Sanità, dal 2005, richiedeva una serie di analisi non molto dissimile da quelle già applicate ai farmaci tradizionali. Attualmente, in Italia, i rimedi omeopatici che sono in commercio dal 6 giugno 1995, hanno un’autorizzazione valida fino al 31 dicembre 2015. Entro quest’ultima data per ogni rimedio già commercializzato in Italia dovrà essere presentata una nuova valutazione approfondita per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio (Aic) di prodotti omeopatici, acquisendo quindi la denominazione di medicinale al pari dei farmaci tradizionali. Questa nuova normativa prevista dal Decreto Balduzzi, richiede, a produttori e importatori, il pagamento di una somma che, secondo stime delle associazioni, sarebbe di circa a 20.000 euro a farmaco a fronte dei 31 euro precedenti, con un rincaro di circa 700 volte.

Inoltre dal 2002, la scienza omeopatica internazionale, ha studiato e sperimentato decine di nuovi rimedi che per essere registrati necessitano di un costo di 23000€ per ognuno. Come detto più volte in altri articoli, i rimedi omeopatici derivano dal regno animale, vegetale e minerale, con un numero di ceppi unitari (costituiti da un unico elemento) per un totale di circa 2500 medicinali diversi. E’ abbastanza evidente che c’è una sproporzione enorme in questa richiesta e anche se viene dichiarato che la nuova delibera non nasce da un intento persecutorio nei confronti del settore omeopatico e dei medicinali omeopatici, ma da una norma già esistente sotto la quale finiscono i prodotti omeopatici successivamente all’avvenuta registrazione presso l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), comporta una spesa insostenibile per le ditte produttrici di rimedi. Inoltre la mia esperienza e formazione è basata sulla Medicina Omeopatica Classica, che prevede l’utilizzo di rimedi unitari, ma questi sono solamente una piccola parte dei medicinali omeopatici intesi in senso lato, che complessivamente comprendono anche molti altri medicinali omotossicologici e complessi per un totale di circa 25.000 prodotti.

Un semplice calcolo matematico ci rivela che le ditte, per la registrazione dei 2500 medicinali unitari già circolanti, dovrebbero elargire all’AIFA e al Ministero della Salute 50 milioni di euro, mentre per le nuove registrazioni dopo il 2015, poniamo una ipotesi di cento nuovi rimedi, altri 2 milioni e trecentomila euro. Se consideriamo tutti i prodotti, unitari e complessi, la cifra va moltiplicata per 10. La discussione del processo di registrazione dei farmaci, è iniziata nel 2012 proprio con il Decreto Balduzzi, secondo il quale ogni azienda farmaceutica (di farmaci tradizionali come omeopatici) è tenuta anche al pagamento di un “diritto annuale” di 1000,00 euro per ogni prodotto che mantiene sul mercato.

Pertanto, una volta registrati sul mercato come farmaci, i vari rimedi omeopatici, per estensione della norma e per ciascuno di essi, si dovrebbe versare 1000,00 euro l’anno. In seguito a molteplici proteste contro questo “balzello” a causa dell’insostenibilità del pagamento richiesto, le Associazioni Mediche e Associazioni di pazienti, sono riuscite ad ottenere uno sconto sui futuri rinnovi annuali di registrazione dopo il 2015 arrivando così a dover pagare 200 euro annue per ogni rimedio. Per cui una ditta che produce circa 2000 rimedi dovrebbe pagare ogni anno una tassa di 400.000 euro annue per il mantenimento del medicinale sul mercato.

L’enorme spesa che dovrebbero quindi sostenere i produttori e gli importatori di rimedi omeopatici entro la fine del 2015 e per gli anni a seguire con l’ulteriore “diritto annuale”, rischia di avere gravi ripercussioni. Considerando che il fatturato totale di tutte le ditte omeopatiche italiane arriva a 165 milioni di euro/anno e che i rimedi unitari utilizzati nella pratica professionale omeopatica classica sono solo una piccola parte del fatturato (e sono spesso prodotti in perdita economica), ne risulta che in futuro la disponibilità di medicinali unitari per la omeopatia professionale (ma anche i medicinali complessi, anche se in minore entità) saranno drasticamente ridotti e che i medici e i pazienti saranno privati del loro diritto costituzionale all’esercizio professionale e alle cure mediche adeguate.

Per cercare di fermare questa follia, oltre alle iniziative prese dalle associazioni mediche e dei pazienti è stata lanciata anche una campagna di raccolta firme tramite:http://www.omeocom.it nella speranza che si arrivi a indurre una modifica del Decreto Balduzzi. Nel campo invece delle nuove tariffe di registrazione di cui sopra, emanate solo nella primavera del 2013, ancora una volta la comunità omeopatica dei medici e dei pazienti ha inviato, il 5 ottobre scorso, una lettera alle istituzioni con la richiesta di drastica revisione delle tariffe deliberate. Ovviamente le varie aziende hanno fatto ricorso al TAR, con una sentenza prevista per febbraio del prossimo anno.

E’ notizia dell’ultim’ora che il 9 ottobre scorso le ditte omeopatiche sono state ricevute presso l’Agenzia per il Farmaco che ha concesso una ridiscussione delle tariffe. A questa iniziativa si aggiungerà presto l’azione da parte delle associazioni omeopatiche dei medici e dei pazienti. Se non ci saranno variazioni diventerà ancora più difficile, se non impossibile, reperire gran parte dei rimedi omeopatici, decretando un impoverimento e la possibile fine di questa pratica medica.

Pubblicato nella rivista “Val D’orcia – Terra d’Eccellenza”

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